APPUNTI DI VIAGGIO A MATERA E DINTORNI

APPUNTI DI VIAGGIO A MATERA E DINTORNI

(15-16-17 aprile 2018)

Domenica ore 5: si parte come (quasi) sempre col buio, ma ci pensa poi l’Appennino a svegliarci, con le sue dolci colline e i paesini costruiti sui cocuzzoli. Così riusciamo a vedere la cima della Majella ancora coperta di neve, in questa primavera che fa capolino ancora timidamente. Ma stiamo andando a sud e quindi confidiamo di trovare un po’ di calore. Il filo conduttore del nostro viaggio è una ricerca delle tracce lasciate dall’imperatore Federico II di Svevia (Jesi 1194- Castel Fiorentino di Puglia 1250), chiamato “stupor mundi” e “puer Apuliae” (fanciullo della Puglia).

MELFI – Arriviamo nel primo pomeriggio e per raggiungere il Castello attraversiamo un antico paesino un po’ assonnato e quasi deserto. Il Castello normanno-svevo domina dall’alto la zona del Vulture Melfese; era stato costruito nella seconda metà dell’anno 1000, ma fu ampliato e consolidato da Federico, che lo scelse come una fra le principali delle sue innumerevoli residenze e qui vi promulgò le “Constitutiones Melphitanae”, il primo testo di leggi scritte nell’età medievale.

Ma la nostra guida Giovanni preferisce sorvolare su Federico a favore della descrizione dei preziosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, poiché oggi il Castello è sede del Museo Archeologico Nazionale del Melfese. In effetti conserva pregevoli manufatti in terracotta decorata e numerosi gioielli e arredi che costituivano il corredo funerario dei capitribù delle popolazioni daune e lucane. Vi è inoltre conservato il maestoso Sarcofago di Rapolla in marmo bianco che non ha niente da invidiare ai nostri sarcofagi di San Vitale o di Braccioforte. Riprendiamo poi il viaggio per Matera, dove arriviamo nel tardo pomeriggio.

MATERA – Per fortuna ci assiste il bel tempo e dopo cena (il cui piatto forte era una pasta paglia e fieno a forma di foglie di ulivo, condita con uvetta, pinoli, capperini e spezie) andiamo a fare capolino sulla città vecchia. Il panorama dei Sassi è decisamente mozzafiato, sapientemente illuminato, in cui si staglia da un lato il portale di una chiesa romanica e dall’altro il torrione di un castello. La mattina del giorno seguente la dedichiamo tutta alla visita della città, partendo dal retro dei Sassi, con le grotte rupestri risalenti al neolitico. Poi, sotto un sole cocente, iniziamo a percorrere in lungo e in largo il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, uniti dalla Civita, con il loro intrico di scalinate sali-scendi, le grotte abitate allo stato brado fino al 1956 e oggi opera di intensive ristrutturazioni, le chiesette scavate nella roccia e affrescate con vivaci colori. Tutta la città si sta preparando per il prossimo anno, quando sarà Capitale europea della Cultura, proclamata per un solo voto in più rispetto alla nostra Ravenna, tributato in particolare dai componenti esteri della giuria. Purtroppo non abbiamo tempo per visitare altri luoghi (musei, altre grotte, cisterne,…) ma riusciamo ad ammirare almeno la Basilica di San Giovanni Battista, col suo stupendo portale romanico e i capitelli “parlanti”, con figure antropomorfe e vegetali. E Federico ? Qui in effetti non ne abbiamo trovato traccia, nascosto dalla prepotenza dei Sassi. Dopo un veloce pranzo ci dirigiamo verso Bari, sotto un violento ma breve temporale che non ci sfiora perché siamo in pullman.

BARI – Qui ritroviamo un po’ di sole e un imponente Castello Svevo fatto erigere da Federico e circondato da massicce mura di difesa con bastioni a punta di lancia, costruite dagli Aragona. E’ sicuramente più suggestivo visto da fuori, perché gli interni sono stati rimaneggiati e conservano solamente le copie (anche se fatte molto bene) di statue e portali di numerose chiese del territorio pugliese. Dopodiché, per arrivare a visitare la Basilica di San Nicola, percorriamo un dedalo di vicoli dove, su tavole di legno sono messe ad asciugare le famose orecchiette, di tutte le dimensioni e colori diversi, alla mercé di polvere e insetti vari… Poi riprendiamo il pullman per recarci a Ruvo di Puglia, per il secondo pernottamento.

RUVO DI PUGLIA – Riusciamo ad assaporarla un po’ anche in notturna, con il centro storico lastricato da cui emergono in particolare la Cattedrale e la deliziosa Chiesa del Purgatorio, al di sotto della quale si trova ancora una cisterna romana (Grotta di San Cleto). A partire dall’epoca romana, Ruvo assunse un’importanza strategica lungo la Via Traiana, e rioccupò un ruolo di primo piano in campo economico e culturale, proprio durante il regno del “nostro” Federico, spazzato via però dal successivo regno angioino. Oggi appare come un paese molto curato, in cui convivono armoniosamente i palazzi delle varie epoche. Velocemente torniamo sui nostri passi per recarci all’ultima tappa del mini-tour, accompagnati dal bel tempo.

CASTEL DEL MONTE – Finalmente respiriamo appieno il fascino di Federico, che negli anni 1240-50 fece erigere la fortificazione in stile imponentemente gotico. Dal centro della collina posta a 540 metri di altezza, domina il territorio della Murgia a 360 gradi ed è contornato da arbusti e da giganteschi fiori di iris. Di grande suggestione la pianta ottagonale del complesso, con gli otto bastioni pure a pianta ottagonale, patrimonio dell’Unesco dal 1996 (lo stesso anno di riconoscimento dei nostri monumenti bizantini) e riportata sulla monetina di 1 centesimo.

Un po’ a malincuore dobbiamo ripartire; il viaggio di ritorno è lungo e non c’è più tempo per visitare altri luoghi altrettanto affascinanti di questa sanguigna terra di Puglia. Sarà per un prossimo viaggio, sperando di ritrovare le stesse amiche con le quali si è condivisa questa troppo breve avventura.

Serena Savigni


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