ORTI SOCIALI

Se da un lato gli orti continuano a rappresentare la tradizione, dall’altro lato, negli ultimi anni, sono cambiati profondamente o meglio, è profondamente cambiato ciò che gli orti rappresentano.

Dagli orti scolastici agli orti terapeutici, dagli orti carcerari agli orti sociali, l’orto diventa un mezzo che veicola contenuti educativi dando la possibilità di creare rapporti interculturali e intergenerazionali.

L’agricoltura sociale è una realtà costantemente in crescita e viaggia spesso di pari passo con la promozione di un’economia solidale che, partendo dal locale, non solo rispetta le buone pratiche, ma diventa anche un valido strumento di solidarietà e resistenza alla crisi.

È proprio da qui che era partito il movimento “orti di pace” di Gianfranco Zavalloni e Pia Pera.

Oggi che entrambi i promotori sono scomparsi è ancora importante ripensare ad una rete che sostenga e valorizzi queste esperienze.

Da qui parte il progetto di Auser, discusso anche a livello nazionale nel Congresso di Rimini del 14 e 15 novembre 2016, degli orti visti non più solo come momento di socialità e svago, ma come mezzo per promuovere l’educazione, l’integrazione e la comunicazione intergenerazionale.

L’idea è quella di realizzare un vero e proprio tavolo di progettazione, che possa traghettare l’esperienza degli orti sociali dell’Associazione, verso il loro utilizzo come strumenti sia didattici che inclusivi.

L’orto diventa, allora, la cultura del poco da cui è possibile ripartire.

Promuove la solidarietà, così come prevede il regolamento degli ortisti del comune di Ravenna, quando i prodotti vengono donati alle mense, alla Caritas, al dormitorio Il re di Girgenti.

Promuove l’integrazione quando vi collaborano volontari, istituzioni e migranti, come avviene a Faenza a Campo Aperto.

Promuove l’educazione delle nuove generazioni quando diventa una vera e propria aula all’aperto dove bambini e insegnanti, guidati dal “nonno ortolano”, riscoprono un mondo agricolo scomparso e, attraverso il cibo, rendono l’apprendimento più esperienziale e immediato.

In questa direzione Slow Food ha attivato già dal 2004 il progetto “orto in condotta”, che oggi conta oltre 1.000 orti attivi; Auser Rimini ha realizzato “L’orto delle Lune”.

Auser Ravenna e Auser Faenza vogliono guardare oltre l’orto destinato al singolo ortista e mettere in cantiere progetti che coinvolgano maggiormente le comunità, le scuole e i migranti.

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